Stelle d'interni

L’installazione è composta da oggetti recuperati: una lampada da tavolo, un avvolgicavo
elettrici e una tela. Gli oggetti sono stati rielaborati con una tecnica mista di pittura
acrilico, acquerello, pennarelli, inchiostri, spille, fili da ricamo e resina.

Gli oggetti sono stati rivestiti con estratti di opere scientifiche e letterarie. Sull’avvolgicavo, si possono leggere in arabo le prime pagine delle Mille e una notte, che raccontano le avventure dei due re Shahrayar e Shah Zaman fino all’arrivo di Shahrazad.
I testi in inglese che adornano la bobina trasformata in tavolino sono estratti dal romanzo di
Rafik Schami, “Damascus Nights” (Erzähler der Nacht), la cui trama narrativa si ispira alle Mille e una notte. Sulla lampada e sulla tela, in alto, si trovano gli estratti di un articolo su come gli Aborigeni identificano forme, creature e animali nel cielo, tra le stelle. In basso, in arabo, sono passaggi del trattato astronomico di al-Sufi, il Kitāb ṣuwar al-kawākib al-thābita (Il libro delle stelle fisse).
Sulla tela, tra i due testi scritti in inglese e in arabo, sono stati ricamati e disegnati motivi figurativi e geometrici che fanno riferimento ai diversi modi in cui queste forme sono percepite in diverse culture: nelle “superfici” più oscure del cielo dagli Aborigeni e collegando le stelle con linee immaginarie dalle culture eredi dei saperi astronomici greci. Se si accende il pannello luminoso dietro la tela, la luce filtra attraverso i piccoli fori lasciati dall’ago ricamando i motivi: illumina le due bande illustrate e ricamate della tela. Quanto alla lampada, non appena la si accende, la scrittura diventa meno visibile, ad eccezione di alcune piccole tracce, frammenti di parole e frasi.

L’installazione indaga il modo in cui attività tradizionalmente considerate come
tipicamente femminili, come il ricamo, sono state e sono ancora oggi talvolta svalutate da un punto di vista sociale e culturale.
In Europa, i compiti legati alla cura quotidiana della casa, incluso il suo abbellimento, sono
diventati, all’alba dell’epoca moderna e dell’industrializzazione, attività femminilizzate. In un contesto borghese, la pratica del ricamo simboleggia in particolare una condizione femminile poco valorizzata, associata all’isolamento in casa, all’attesa e alla futilità. In un contesto operaio, è anche associata al lavoro tedioso e mal retribuito.
Mi sono interessata al modo in cui alcune attività artigianali sono state strumentalizzate per impedire alle donne di accedere ai saperi scientifici e letterari, al fine di invertire questa percezione, sia del ruolo delle donne spesso anonime che delle pratiche decorative ad esse associate.

Qui, gli oggetti d’interno diventano il supporto stesso delle conoscenze scientifiche e letterarie. Grazie alla pratica decorativa, queste conoscenze, che un tempo erano confinate in universi meno accessibili, celate nei libri, entrano nel nostro spazio quotidiano. La tela fa anche riferimento alle pagine dei manoscritti illustrati del Medioevo, mentre la lampada spenta diventa un’allegoria del potere della conoscenza che le donne hanno comunque trasmesso di generazione in generazione, preservandola in forma materiale.

 

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